Le
Iele, sono delle creature femminili soprannaturali e s’incontrano spesso nella mitologia romena, frequentemente legate alle superstizioni alle quali però non si può attribuire un ben definito profilo a causa della diversità delle differenti versioni della leggenda, versioni che variano da regione a regione.
Ad ogni modo, le Iele sono descritte come creature fatate dagli straordinari poteri magici e sedutivi; hanno, per questa ragione, ‘preso’ gli stessi attributi delle Ninfe, delle Naiadi, delle Driadi e spesso anche delle Sirene.
Le Iele abitano il cielo, l’etere, i boschi e le grotte, i monti e le sponde dei laghi e dei fiumi, le rupi e le rocce scoscesi.

Si crede che appaiano specialmente di notte, sotto la luce lunare (roteanti nella loro danza specifica, la ‘
hora’) in luoghi nascosti come le radure silvestri, gli stagni, le sponde dei torrenti, i crocicchi, i focolari abbandonati e anche nell’aria stessa, danzando nude, con i seni scoperti e le chiome sciolte sulle spalle e sui fianchi, più raramente avvolte in drappi trasparenti e con file di piccoli campanelli avvolti attorno alla caviglia. La loro danza specifica è proprio la
hora e si pensa che il luogo dove hanno danzato rimane come arso dal fuoco.
Quando l’erba rispunta, là dove è rimasta praticamente bruciata, ha un colore verde scuro, non è più pascolata dagli animali ed il terreno diventa adatto ad accogliere numerosi funghi, soprattutto quelli conosciuti come
‘Il cucchiaio della Fata’, ossia il
ganoderma lucidum.
Le Iele talvolta appaiono e si mostrano fisicamente, altre volte appaiono solo in una forma ‘spettrale’, con l’aspetto illusorio di fanciulle allegre dal bellissimo aspetto; di solito, il folclore le rappresenta giovani e di rara bellezza, voluttuose e seducenti, immortali, briose e vivaci fino al delirio, certe volte vendicative, bizzose e ostili, senza, tuttavia, essere strutturalmente malefiche e portate a compiere malvagità.

Le Iele si possono incontrare, a seconda della tradizione folcloristica legata alle regioni, sia in numero illimitato, sia in gruppi di sette oppure tre, come è raccontato nella tradizione folcloristica della regione dell’Oltenia.
In questo ultimo caso, nella tradizione dell’Oltenia, si ritiene che le tre Iele siano le figlie di Alessandro il Macedone ed i loro nomi sono: Catrina, Zalina e Marina. Generalmente non sono considerate creature malvagie sebbene si vendichino quando sono provocate, quando vengono offese o sorprese nella loro nuda, euforica e splendida danza.
E’ raro intravederle poiché si rendono invisibili, e quasi sempre solo la notte si aggirano, ma se lo sfortunato che le incontrasse, osasse osservarle, verrebbe punito severamente. Dopo averlo addormentato con il loro canto incantatore (canto che le lega un po’ al mito delle sirene) e con la loro hora danzata vorticosamente per tre volte attorno allo sfortunato, lo abbandonano al delirio del quale anche loro sono preda. Costui, se dovesse sopravvivere a questo magico incontro, si ritroverebbe sfigurato, paralizzato in volto, privato della parola, perché mai possa raccontar di averle incontrate.
Secondo Bogdan Petriceicu Hasdeu, una delle versioni del mito racconta che “le iele bevono durante la notte acqua da diversi pozzi e chiunque attinga a quell’acqua, dopo che se ne sono servite, rimane deturpato in volto”.
Le Iele non conducono una vita individuale; il loro gruppo si raduna nei cieli notturni, possono volare con o senza le ali (quelle alate hanno gli stessi attributi delle Arpie) e possono muoversi a velocità fiabesche, percorrendo “nove mari e nove paesi” in una notte, alcune volte usando carri trainati da cavalli infuocati.
Appaiono sulle rupi solitarie, nelle radure o accanto a particolari alberi come l’acero montano o sicomoro e al nocciolo, rare volte anche ai crocicchi delle strade.
Molto importante in tutte le versioni della leggenda delle Iele è lo spazio che si lascia alla descrizione dei loro abiti, vero e proprio strumento di seduzione. Tessuti spesso vaporosi, eterei ed impalpabili, di seta o di lino, trasparenti e luminosi come fossero intessuti in fili di argento di luna. I loro seni prominenti sono oggetto della perdita della ragione da parte di coloro che le incontrano sul proprio cammino. Incontrarle, come già detto, può essere estremamente pericoloso, poiché considerate vendicative, una caratteristica della quale sono state investite da divinità superiori a loro; in questa ipostasi essendo praticamente identiche alle Erinni/ Eumenidi greche e alle Furie romane.
In ‘Description Moldaviae”, Dimitrie Cantemir chiamava le Iele “ninfe dell’aria, innamorate spesso dei giovani più belli”. Non si conosce, tuttavia, l’origine del loro mito, poiché Iele non è un nome, bensì il pronome personale femminile pronunciato alla maniera contadina romena; un po’ come dire ‘Esse’. Il loro nome reale, misterioso e inaccessibile è sostituito da simboli attributivi quali Iele (Esse), Dinse (Costoro), Dragaice (nome appartenente anche ad altre creature magiche, sempre della tradizione romena), Vilve, Irodite, Rusalii (nome appartenente anche ad altre creature magiche), Nagode, Frumoase (Le Belle), Domnite (Padrone), Maiestre (Maestre, inteso come Portatrici di conoscenza), Fetele Codrului (Le Fanciulle Silvane), Imparatesele Vazduhului (Le Imperatrici dell’Aria)... ecc.
Esistono nel folclore, anche nomi individuali per le Iele: Ana, Bugiana, Dumernica, Foiofia, Lucargia, Magdalina, Ruxanda, Tiranda, Trandafira e raramente Cosinziana. Questi nomi non possono essere pronunciati casualmente poiché potrebbero diventar invocazioni pericolose. Tutte le donne di magia in Romania conoscono almeno nove fra questi pseudonimi che possono essere utilizzati nella magia.
Il popolo, ancora attaccato a questa tradizione folcloristica ha consacrato alcune feste alle Iele; i nove giovedì dopo Pasqua sono giorni che vanno rispettati. Chi non rispetta quei giorni particolari e lavora, che si tratti di uomo o donna, viene alzato in vortici dalle Iele, torturato e portato alla pazzia.
Come coloro che calcano il suolo dove è stata danzata la Hora delle Iele, i quali vengono trascinati in questo cerchio danzerino che porta alla perdita della volontà di fermarsi e porta ad una tale fatica fisica che procura la follia, oppure muoio in modo misterioso, appaiono la grandine e tempeste che provocano catastrofi, si seccano gli alberi da frutto, le case prendono fuoco e certi uomini rimangono paralizzati. Di coloro che invece hanno imparato a cantare le canzoni delle Iele, se ne perdono le tracce.
Neppure coloro che dormono all’ombra degli alberi considerati dalle Iele loro proprietà intangibile, oppure bevono dai ruscelli o dai pozzi, dai vassoi dimenticati scoperti fuori durante la notte, riescono a sfuggire alla vendetta delle Iele. Punizioni terribili ricevono coloro che rifiutano l’invito di unirsi alla loro Hora, oppure che ne imitano le gesta folli ridicolizzandole. Chi casualmente ne sente la voce ed il canto, rimane muto.
La quarta settimana dopo Pasqua è la Settimana delle Rusalii (un altro nome dato loro). Il giorno più importante di quella settimana è il mercoledi, giorno in cui le Iele ricevono dai cavalli di Sântoader, colui che presiede ai riti primaverili, i poteri per governare l'estate.
E così, nella notte delle Iele, ogni cosa muta, ogni cosa rimane uguale.
Chi cavalca così tardi attraverso notte e vento?
È il padre col suo bambino
Tiene il fanciullo tra le braccia
Lo regge sicuro, lo tiene al caldo
Figlio mio, perché nascondi così timoroso il tuo viso?

Non vedi, padre, il re degli elfi!
Il re degli elfi con la corona e lo strascico?
Figlio mio, è una striscia di nebbia
Caro bambino, su, vieni con me!
Bellissimi giochi, farò con te
Molti fiori colorati sono sulla riva
Mia madre ha molte vesti d'oro
Padre mio, padre mio, e non senti
Cosa mi promette sottovoce il re degli elfi?
Stai calmo, resta calmo, bambino mio
Il vento mormora tra le foglie secche
Bel fanciullo, vuoi venire con me?
Le mie figlie ti aspettano già graziosamente
Le mie figlie di notte conducono le danze
E ti cullano, ballano e cantano per te
Padre mio, padre mio, e non vedi là
Le figlie del re degli elfi in quel luogo tetro?
Figlio mio, figlio mio, vedo esattamente:
I vecchi salici sembrano così spaventosi
Ti amo, il tuo bell'aspetto mi eccita
E se non vuoi, userò la forza!
Padre mio, padre mio, adesso mi afferra!
Il re degli elfi mi ha fatto del male!
Il padre spaventato, cavalca veloce
Tiene tra le braccia il bambino che geme
Raggiunge la fattoria con fatica e difficoltà
Tra le sue braccia il bambino era morto.
In questa vicenda, le figlie del Re degli Elfi hanno similitudini con le Iele rumene, anche se Goethe ha lasciato il compito di portatore di morte al Re. Nella traduzione e la reinterpretazione del testo di Goethe in rumeno, le figlie del Re sono davvero spaventose quanto le Iele.
C'è un filo conduttore quindi, in tutti i popoli europei e queste figure sono presenti un pò in tutti i paesi, con nomi e attributi differenti.
http://literaturapopoarelor.blogspot.it/2011/09/craiul-ielelor-erlkonig-balada-de-jw.html