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Pagina 1 di 2  La meravigliosa trama dorata del mito annoda i suoi orli attorno ai Lucenti Raggi del Sole. Regine e Signore dei cieli, che riportano la Vita, la Forza, la Fecondità, l'Ispirazione e la Creazione sul sentiero degl uomini.
Dal cuore del mondo ella ascese, ascese in alto, davanti allo sguardo ammirato – e ascende, ascende nell’eternità come quella nelle cui mani spietate sono consegnati paradiso e inferno. G. Hauptmann
Image by Lisa Hunt
Nelle regioni baltiche, la suprema dea del sole era Saule. Oltre a essere la Grande Tessitrice del cielo, governava la vita mortale, presiedeva al parto, si prendeva cura degli orfani e accoglieva i morti nel suo albero di mele. Suo marito , Menesis, la luna, era pigro e inaffidabile, a differenza dell’efficiente Saule, la quale trascorreva la giornata attraversando il cielo suo suo caro per portare la luce del giorno, il calore, la guarigione e la crescita. La coppia si separò dopo la nascita della figlia, la Terra, che ora essi vegliano a turno. I canti noti come Daina, raccolti nelle regioni baltiche, comprese Lituania e Lettonia, consistono spesso di appassionati omaggi alla dea Saule. La mitologia baltica, è sopravvissuta soprattutto in essi e in altre tradizioni popolari di cui esistono scarse testimonianze scritte; perciò alcuni studiosi mettono in dubbio che Saule fosse realmente considerata dea suprema. Altri, tra cui l’archeologa di origine lettone Marija Gimbutas, sostengono con decisione che si tratti di una divinità pre-indoeuropea. Si pensa spesso al Sole, come ad una divinità maschile vedendo spesso il principio femminile più legato alla luna. Ma il Sole, forza dominante datrice di vita, fecondatrice dei campi non potrebbe essere che femminile, poiché è la donna che fa dono della vita, è dalla sua feconda essenza che le cose del mondo conosciuto prendono forma.

Ci basti pensare all’Eterna Splendente Amaterasu. La sua tradizione è documentata una prima volta nel 712 d.C. dal testo sacro Kojiki (“Memorie degli avvenimenti dell’antichità”), e poi nel 720 d.C., dal Nihongi gli “Annali del Giappone”. Secondo quest’ultimo testo, la dea fu generata dalla coppia divina primigenia, Izanami e Izanagi. Poiché era cosi luminosa da accecare, appena nata questi la mandarono nell’alto dei cieli. Ella, fecondatrice dei campi è in contrapposizione con il fratello Susanowo, l’Uragano, tenebroso ed invernale, che tutto ciò che la sorella crea distrugge con la sua forza devastatrice. Il culto del Sole-Amaterasu è strettamente legato a quello della vegetazione, la cui Dea è Ukemoki. Questo è ben visibile nel Santuario di Ise. Qui vi sono un Santuario interno, Naigu, al di qua del fiume sacro ad Amaterasu, ed un santuario esterno, Gaku, al di là del fiume sacro alla dea della vegetazione. In una delle versioni del mito, si racconta che Amaterasu nata dall’occhio sinistro del celeste padre Izanami, ebbe due fratelli, Tsuki-Yomo, dio della Luna e Susanowo, dio del Temporale. E’ proprio con l’ultimo che viene a crearsi un antagonismo degno di nota. La prepotenza del dio contro la dea raggiunse il suo culmine quando, avendo liberato i «pezzati puledri del cielo», egli devastò i campi primaverili dove ella aveva appena seminato il riso, distruggendone gli argini e ostruendo i fossati creati tra un campo e l’altro. Per di più egli, nel solenne momento del raccolto, mentre la dea celebrava il rito delle primizie nel suo Nuovo Palazzo, rovesciò escrementi nella sala del banchetto. Il carattere di Susanowo è palesemente anti-agricolo, la sua prepotenza si rivolge univocamente a distruggere i campi seminati e a sconvolgere il rito agrario. La feste delle primizie, celebrata nel mito di Amaterasu, è prototipo mitico del rito primaziale di Capodanno, celebrato dal re divino e parte saliente della religione shinto.¹
Quando inorridita, Amaterasu abbassò lo sguardo e vide lo scempio, Susanowo le trafisse la vagina con un fuso. All’epoca in cui venne scritto il Nihongi, a essere ferita da Susanowo fu la dama di compagnia della dea, forse perché tale affronto ai danni di un’antenata imperiale era ormai inconcepibile. Il mito racconta che, colei che incarna la perfezione, la Luce e la pura forza del Sole, estremamente offesa dal comportamento del fratello si rinchiuse nella Caverna Celeste. Da allora il mondo piombò nelle tenebre, ed una notte perpetua si distese sul «paese di mezzo dei campi di giunco».² Ogni forma d'arte a lei sola si ispirava per divenire eterna e solo guardando il corpo dorato e la sua impagabile bellezza che gli umani comprendevano lo spirito della Creazione e la gioia del vivere e del divenire. Ma privati della bellezza e della Lucentezza di Amaterasu, anche gli uomini caddero nella tristezza e nella svogliatezza. Per indurla ad abbandonare la caverna, «800 miriadi» di dei decorarono un albero sakaki con gioielli, nastri e specchietti, ogni sorte di uccelli canori, ai quali fu ingiunto di levare alto il loro canto e stridio. Vennero fatte offerte vegetali come la canapa e il gelso e misero l’albero all’ingresso della grotta insieme a un grande specchio di rame fabbricato dalla dea della metallurgia. Uzume, dea della gioia e delle risa, guidò allora tutti gli dei che diedero inizio ad una danza per ripristinare le energie fondamentali della Terra, prototipo del rito Shinto Kaguara. Via via che la danza si faceva più frenetica, Uzume si spogliava e scherzava, ridendo rumorosamente. Le sue “oscenità” provocarono sonore risate tra gli dei, e quando Ameterasu si affacciò indignata per vedere che cosa causasse quell’ilarità, dal momento che la sua assenza doveva causare solo tristezza, scorse il proprio volto nello specchio posto all’entrata della caverna. Abbagliata dalla propria luminosità, dalla sua fresca bellezza, la dea tornò ad illuminare il mondo e scacciò Susanowo. Egli, colpevole della secessione della Dea Amaterasu, per punizione venne bandito dal cielo, sprofondando così nelle tenebre, sennonché, prima di scendervi aggiunse altri delitti a quelli già commessi, uccidendo la dea della vegetazione Ukemoki, protetta da Amaterasu.³ Dalle orecchie, dagli occhi, dal naso, dai genitali di Ukemoki, nel momento dell’uccissione, spuntarono le sementi di riso, di miglio, di legumi, di orzo; dal capo nascevano i bachi di seta. Ma Amaterasu, ad ogni alba si leva lucente dalle alte fronde del Sacro Albero di Gelso, per poi percorrere la Valle Luminosa, quale rinnovata promessa di vita e di bellezza. Il mito di Amaterasu, legato al Nuovo Anno nascente quindi al Capodanno, ci lascia intravedere come nel mondo agricolo, che si parli del Giappone, della Cina, dell’Indonesia, piuttosto che di altri paesi dove il Sole è espressione femminile pura e sentita dell’essenza maschile, tutto sia improntato al ritmo delle stagioni. Da una parte le stagioni feconde, campestri, dove riluce in ogni angolo la Raggiante Amaterasu e dall’altra parte la stagione della segregazione in casa, del riposo, la stagione del Grande Sonno. Esistono documenti relativi a gruppi di villaggi del Giappone controllati da sciamane devote ad Amatersau. Questo particolare culto rurale è detto dagli studiosi “shintoismo popolare”, per distinguerlo da quello di stato, che costituì il fondamento del nazionalismo, e dall’elegante e formale shintoismo praticato da numerosi santuari riccamente decorati del Giappone. Amaterasu, è l’espressione pura della forza della vita, un potere che le viene dal padre, un potere trasmesso, ma ben riposto.
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