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La Grande Dea, la Dea Bianca e la Dea Nera. Una Madonna Nera che ha girato i luoghi sacri della Francia, avvolta nel suo velo. Il velo di Iside? Il Velo, simbolo delle molteplici forme della Natura che nascondono lo Spirito. Il velo bianco della Vergine Scura, una rappresentazione della forma mutevole della natura. Nel 700 d.C. circa, con l'avanzare del cristianesimo, dalla barbarie che le guerre portano, gentili Dame innorridite dalla vita di corte si ritireranno alla vita tranquilla di monache. Il druidismo dei celti cerca la sopravvivenza, ma poco gli viene concesso. Principesse, Dame di sangue nobile, saranno capaci di custodire in seno alla comunità di monache di Remiremont i segreti più naturali ed incantevoli degli antichi culti dell'Europa occidentale? La sorprendente storia dell'impero monastico femminile di Remiremont.
I Luoghi circostanti
“Lungo l’incantevole e misteriosa vallata della Mosella, tra piccole gole e cime arrotondate, coperte di foreste profonde e oscure, c’è un monte, un tempo chiamato Romaricus Mons, monte di Romarico, oggi Remiremont.” Nei tumultuosi anni in cui cominciò ad arrivare il cristianesimo, ed i luoghi di culto del druidismo e delle divinità latine lasciò il posto alle prime chiese cristiane, il monte Romarico fu testimone della nascità di un monastero femminile che diventerà la culla delle future canonichesse-regine di Remiremont. Negli anni in cui l‘Impero Romano si sta disgregando, nella Gallia e nei paesi confinanti arrivano le prime dinastie reali visigote, franche, merovinge e carolinge. Sono gli anni in cui arrivano i missionari della nuova religione, provenienti nella maggior parte dei casi dalle isole anglie e dall’Irlanda dove avevano già discrettamente costutuito comunità e "impiantato" il cristianesimo.
Tra i numerosi religiosi erranti arrivano diverse monache, badesse e fondatrici di monasteri nei paesi anglosassoni. Quasi sempre queste badesse sono principesse di sangue reale che sull’esempio dell’irlandese Brigida di Kildare ed entusiasmate dal pensiero di monaci come Colombano e Patrizio, hanno preferito alla noiosa vita di corte un’avventura mistica emozionante. Queste principesse-badesse per lo più appartenenti a culture celtiche, saranno le portatrici di un’impronta regale che sarà la caratteristica di molti monasteri in Francia, Gran Bretagna, Germania ed anche in Italia. Nel 480 d.C nasce in terra d’Irlanda la prima abbazia femminile di impronta monastica a Kildare, fondata da Brigida. “Sull’esempio di Brigida, nell’arco di poco più di due secoli diventa numerosa la schiera di principesse celtico-sassoni che preferiscono la contemplazione claustrale al matrimonio reale.”
Non è facile immaginare che una donna di sangue reale o nobile non volesse accettare un matrimonio, considerando che erano matrimoni d’interesse e mai dettati e compiuti per amore. Nel tumulto delle ribellioni, delle guerriglie, una nobile donna, bella, era molto più sicura in un monastero che nella casa del proprio padre. “Cuthberga, sorella del re del Wessex, che fonda un monastero a Winburne; Elfleba ed Ebba, figlia e sorella di Oswy, re di Northumbria, che fondano il doppio monastero di Coldighan; la dotta Hilda, figlia “spirituale” di vescovo Aidan, che fonda un’abbazia femminile nell’isoletta di Lindisfarne e su invito di Aidan stesso fonda il cenobio di Whitby.” Come questi, altri nomi importanti: Ensvida, Etheldreda, Mildreda, Saertrude, Ethilburga, Earcongotha, Clotilde e Bathilde. Proprio quest’ultima, viene venduta come schiava ad Erchinolco, ministro di Clodoveo II di Neustria e Borgogna, giovanissima e bella. Tanto bella che Clodoveo colpito dal suo incantevole aspetto la affranca e la sposa nel 649 d.C. Dopo la morte del marito fino alla sua stessa morte, svolgerà il doppio ruolo di regina e monaca dopo aver preso il “pallium” nell’abbazia di Chelles presso Parigi. Contribuisce alla fondazione dell’abbazia di Jumièges e quella di Corbie in Picardia. Duca Ludolfo di Sassonia dopo un pellegrinaggio a Roma, farà consacrare a monache, cinque delle sue sei figlie. Fonderà poi nel suo regno l’abbazia femminile di Gandersheim, della quale sarà prima badessa la figlia più giovane Hadumoth. Radegonda di Turigia giunge al monachesimo attraverso vicende tristi, di sangue e di violenza. Il regno di Turingia, nel 531 venne sconfitto da Clotario I re di Francia e Radegonda, appena dodicenne seguì i prigionieri di guerra in Neustria, dopo aver visto morire uccisi gli altri parenti. Ma la sua straordinaria bellezza e la distinzione del suo grado attrassero l’attenzione di Clotario, il quale già pensando di farne una futura moglie, la inviò agli studi nella villa reale di Athies. Ricevette un’educazione adatta al suo alto rango e un’istruzione letteraria di grande rilievo, forse unica per una donna dei suoi tempi.
Intorno al 540, Clotario la volle come sposa, benché non fosse consenziente; per lunghi anni dovette sopportare con infinita pazienza il carattere collerico e brutale del marito, il suo umore instabile e i continui tradimenti; condusse a corte una vita da perfetta cristiana, quasi da monaca pur senza trascurare i suoi doveri di sovrana sebbene fosse disgustata dalla vita merovingia. Per non concedersi la notte a Clotario, dormiva sul pavimento in un’altra stanza e quando il sonno non la coglieva pregava e si flagellava.
Ritornando a Remirmont, nel IV secolo d. C Romarico, principe di Austrasia, conte di palazzo alla corte di Clotario II, fonda sulle alture scoscese sopra la Mosella un convento maschile. Sulle alture della riva opposta, accanto ad un castello, tra le pietre di un altare antico quanto le divinità del luogo, arde un fuoco incessantemente, giorno e notte. Durante l’occupazione romana oltre ad essere un fuoco in omaggio degli dei, era un punto di sorveglianza e controllo della vallata. A turno le "vestali" lo alimentavano.
Quel castello nel 620 diventa il dono di Romarico per la figlia Sigoberga che spaventata però dalla vita di corte decide sull’esempio delle principesse anglosassoni di ritirarsi a vita monastica con altre undici nobili compagne. Il castello diventa così la sede del primo cenobio femminile di Remiremont. Nelle sue decisioni non è affatto estranea la presenza di Colombano, rappresentante del missionarismo druidico-cristiano irlandese. Sarà accanto a Sigoberga, se bene non vi siano fonti certe della sua presenza fisica, quanto di quella spirituale. Ma questi dovrà fuggire in Italia, espulso da Luxeuil per aver criticato i costumi licenziosi di Teodorico di Austrasia. Doveva essere portato oltre la Manica, ma riesce a fuggire ed attraversare la Francia ed arrivare in Italia dove istituirà un ordine monastico nell'Abbazia di Bobbio in provincia di Piacenza. Sigoberga convinta che la regola di Colombano contenga nella sua essenza lo spirito del druidismo irlandese, ne diventa una rigida seguace. Rimarrà legata alla natura spirituale celtica abbracciando e congiungendo in modo armonico il cristianesimo.
Ma queste voci che giungono al Vaticano non danno molti privilegi alle nuove comunità monastiche. Guardano con sospetto a questa nuova esperienza religiosa al femminile, poiché la donna, sebbene figura ecclesiastica, è sempre un elemento di "disturbo" in un mondo partriarcale. Paolo di Tarso diceva: “alla donna religiosa è vietato prendere la parola in pubblico; essa ha l’obbligo di essere sottomessa all’uomo.” In verità, le principesse-badesse hanno molto potere ed influenza in seno alla loro comunità ed anche questo viene visto con sospetto e con terrore dal Vaticano. Temono che la loro autorità, il loro fascino fisico in quanto femmine, possa irretire le coscienze maschili e quindi cercano il più possibile di limitare i diritti spirituali e temporali delle diaconesse. E mentre le autorità tacciono sulla nuova esperienza di Remiremont, si creano le prime fratture tra chi segue la regola di Colombano e chi la regola di Benedetto da Norcia. Fin dal centro Italia i missionari si spingono nei regni germanici e franchi e sebbene le regole monastiche caratterizzeranno l’epoca in questione in Europa, sarà la regola benedettina a prevalere. Ma lo spirito celtico della regola colombana continuerà a vivere nelle coscienze di molti monaci e monache fino all’inizio della Controriforma. Romarico preoccupato per il silenzio papale, poiché dall’altra parte della Mosella anche il monastero maschile soffre il dubbio delle due regole, il dubbio della scelta da fare ed a quale regola "donarsi", scenderà a Roma. Un viaggio fruttuoso poiché nel 640 Papa Giovanni IV concederà la prima bolla che mette l’Abbazia femminile di Remiremont sotto la giurisdizione diretta della Santa Sede.
Le monache-principesse a Remiremont, lontano dagli occhi del Vaticano, dagli occhi indiscreti, vivono una vicenda comunitaria che poco ha a che fare con la vita monastica cristiana. Si respira un’atmosfera di celtismo cristianizzato. A Remiremont nel giorno del giuramento, all’atto della pronuncia del voto, ci s’inchina davanti al grande menhir che tutt’oggi si può osservare: Franche Pierre. Le monache danzano in cerchio nei cortili, lontane dagli occhi indiscreti. Nel giorno di San Giovanni , dopo aver inviato al Papa un cavallo bianco con la ferratura in argento, simbolo del Sole e della Vittoria, emblema celtico di Hu-Kadarn, sposo di Cerridwen, si lasciano andare alle danze. Si potrebbe dire che ne loro tentativo di proteggere il Segreto, siano stata molto brave. Quando una di loro muore, sulla pietra tombale viene deposto pane, vino e sale, elementi che collegano questa pratica più alla spiritualità druidica-celtica che a quella cristiana. Il monastero è partecipe agli avvenimenti politici e militari delle terre in cui si trova. L’imperatore d’Occidente Lotario I morendo lascia in eredità ai tre figli le terre che si spartiranno. Ad ereditare quelle terre dove il monastero gode delle sue libertà, sarà proprio Lotario II ma alla sua morte si scatena la lotta per il possesso del regno. Dopo sanguinose lotte la Lotarigia andrà divisia tra Lodovico il Germanico e Carlo il Calvo che da quel momento diventeranno i protettori delle Dame di Remiremont. Le Dame di Remiremont approfitteranno dell’instabilità politica alla caduta della dinastia carolingia per impossessarsi definitivamente delle ricche zone coltivabili nei dintorni. La badessa diventerà l’autorità sovrana delle 52 terre signorili e delle 22 piccole signorie che compongono tutto lo spazio intorno a Remiremont. Hanno la protezione di Enrico I l’Uccellatore e degli Ottoni, hanno la protezione spirituale del Papa. Hanno tutte le possibilità di riuscire nel loro intento segreto, nel loro intento così velatamente celato. Come le brume sottili che abbracciano la valle del monastero, così il loro respiro e la loro preghiera abbracciano il Segreto di una religione ormai scacciata. Sono un piccolo regno autosufficiente con le proprie regole, con il proprio esercito, con la propria autorità politica e religiosa. L’ordine monastico istituito si avvia con questi privilegi a divenire un vero e proprio impero femminile le cui rappresentanti sono tutte di sangue principesco, impero unico nella sua forma in Europa. In verità, questa strada così "materiale" porterà l’abbazia ad essere un ordine secolare e l’allontanerà sempre più dalle sue caratteristiche religiose, o per lo meno così sembrerà. Il titolo di badessa verrà concesso per principio di sangue, accordato fin dalla nascita, secondo la tradizione dell’Impero germanico. Avrà gli stessi diritti e doveri di una regina e nelle sue visite ai villaggi proprietà dell’abbazia sarà sempre riccamente vestita e porterà uno scettro d’oro, come una vera Regina. Il riconoscimento della sovranità della badessa arriva dall’Imperatore tedesco Rodolfo con il titolo di Principessa del Sacro Impero e da Papa che la consacra con nel Palazzo Laterano. Il lunedì di Pentecoste i contadini delle terre vanno a monastero portando in dono un toro bianco che verrà sacrificato. Un’usanza solstiziale druidica sopravissuta al tempo e ai cambiamenti.
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